“Fabio, devi solo pensare a portare a casa il lavoro. Inutile che ti impegni: le foto artistiche e ricercate non ti porteranno da nessuna parte.”

Lo guardavo incredulo e un po’ disilluso.

Davvero il lavoro del fotografo matrimonialista era solo questo?

Era la mia prima uscita come assistente fotografo.

Ero partito con entusiasmo.

Con una frase sola il titolare aveva stroncato il mio sogno di mettere me stesso in quello che facevo, di esprimermi, di raggiungere dei risultati grazie alla mia visione artistica e alla mia persona.

Tuttavia..

Dovete sapere che è stato proprio grazie a quella frase che ho ottenuto, a distanza di anni, la maggior parte delle soddisfazioni. 😀

Ma Fabio cosa stai dicendo, allora la fotografia si riduce solo a portare a casa il lavoro in maniera fredda e meccanica?

Ovviamente no!

Il fatto è che mentre diceva quella frase mi ero fermato ad osservarlo: è stato in quel momento che ho capito esattamente come NON volevo diventare.

Vedete..

Io penso che la vita sia una, e che il “segreto” per godersela appieno sia quello di metterci l’anima in tutto quello che si fa.

Solo così si possono ottenere risultati eccellenti, solo così si può esprimere la parte più profonda di sé stessi e contagiare chiunque ti stia accanto con entusiasmo e voglia di fare.

E lasciate che ve lo dica.

Nella fotografia questo fa la differenza.

💪🏻

Ora veniamo a noi: parliamo di apertura del diaframma (o apertura focale).

Il diaframma si trova nell’obbiettivo: è composto da una serie di lamelle che si allargano o si stringono a seconda dell’impostazione che vogliamo dargli.

In sostanza è il meccanismo usato per regolare la quantità di luce che attraversa l’obiettivo.

Se imposto un diaframma più aperto, entrerà più luce e la mia fotografia sarà più chiara.

Se imposto un diaframma più chiuso, di conseguenza entrerà meno luce nell’obbiettivo e la fotografia sarà più scura.

L’apertura del diaframma, insieme al tempo di scatto che abbiamo visto nella scorsa lezione, determina l’esposizione della nostra fotografia, ovvero la quantità di luce che colpisce il sensore della nostra macchina fotografica (rendendo quindi la nostra fotografia più chiara o più scura).

Un altro fattore su cui l’apertura del diaframma influisce è la profondità di campo, ovvero la quantità di spazio che risulterà a fuoco nella fotografia.

Il valore del diaframma lo troviamo nella nostra macchina fotografica accanto alla lettera F seguita da un numero:

(…) f/2 – f/2,8 – f/4 – f/5,6 – f/8 – f/11 (…)

➡️ più il numero è basso e più il diaframma sarà aperto:

  • passerà più luce (=fotografia più chiara)
  • ci sarà meno profondità di campo (=più sfocatura davanti e dietro il mio soggetto)

➡️ più il numero è alto e più il diaframma sarà chiuso:

  • passerà meno luce (=fotografia più scura)
  • ci sarà più profondità di campo (=meno sfocatura davanti e dietro il mio soggetto)

Facciamo un paio di esempi:

  • se sono un ritrattista e voglio “isolare” il mio soggetto dallo sfondo (rendendo lo sfondo sfocato) tenderò ad aprire il diaframma (quindi tenendo il numero accanto alla F basso, stando attento nel contempo a non sovraesporre)
  • Se sono un paesaggista e in quel momento ho la necessità di mettere a fuoco tutto lo sfondo tenderò a chiudere il diaframma (quindi tenendo il numero accanto alla F più alto, stando attento nel contempo a non sottoesporre)

P.S: per scattare la fotografia che vedete sopra ho utilizzato un apertura di diaframma di F 1.4 (quindi molto aperto) per ottenere uno sfondo molto sfocato.

Tuttavia, con un diaframma così aperto entrava molta luce e la fotografia veniva molto chiara, per cui ho compensato rendendo più veloce il tempo di scatto fino a 1/2000 di secondo. ⤵️

Un abbraccio,

Fabio